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Di Monty Burns


Montemurlo - Ale, Monty, Ema, Rob e Luca......quel colpo di reni che con quest'afa e questo gruppo debosciato non ti aspetteresti mai. Eppure eccoli lì, riuniti insieme come nelle migliori occasioni. A Montemurlo uno sfilare di suv sovradimensionati stile cartello della droga Colombiano. In men che non si dica il grigiore delle Case Popolari viene animato dal Carnevale di Rio nel suo sfavillare di colori, maracas e perizomi. Ebbene si, lo dico con i lucciconi agli occhi: mi siete mancati.
Con una certa difficoltà riordino  le fila e iniziamo il giro. Il menù del giorno è ricco. Salite ombreggiate nelle faggete e single track come se piovesse. Manco a dirlo nei giorni precedenti, oltre a distogliere Ale dall'insana idea di andare a Punta Ala, ho smosso mare e monti per informarmi dai locals sullo stato dei sentieri.

La salita, benchè lunga (14km), scorre via piacevole. L'ombra ci ripara dalla calura e  mentre a valle si muore noi ci godiamo l'aria mite e  uno spettacolo di colori che spaziano dal rame delle faggete al verde smeraldo delle felci. Ci fa compagnia una piccola delegazione di Iosonofreeride.
Giunti al passo delle Cavallaie ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo la parte più dura della salita.....per lo più spingiamo. Sul single track che taglia in costa il monte verso il crinale (CAI10?) perdiamo le tracce di Rob. Apprendiamo 20 minuti più tardi che è precipitato giù per il pendio nell'unico breve tratto esposto. Fortunatamente, grazie al casco e all'addestramento base dell'ASL Toscana Centro, non ha riportato conseguenze (fisiche).

Dopo aver confortato il nostro non più giovane compagno, smossi dalla fobia delle zecche, riprendiamo l'itinerario e raggiungiamo la vetta del Monte Javello (976m slm). Ema guida l'orda barbarica dei discesiti, forte del suo arrogante ammortizzatore Ohlins (di recupero da un vecchio Ducati Paso). A seguire il sottoscritto con il coltello tra i denti e deciso a vedere cara la pelle. Dopo poche curve il duo di testa ha già creato il vuoto alle spalle (circa 5 secondi). Archiviata la Madonnina, con l'adrenalina a palla, continuiamo sulla Lisca che, con il suo  serpeggiare senza sosta, ci ubriaca subito.

Verso la fine del sentiero salutiamo i compagni di Iosonofreeride e terminiamo la nostra corsa nel Parco di Vallupaia. Galvanizzati come bimbetti davanti alla PS4, ci accaparriamo un tavolo e iniziamo a disquisire sulla discesa vantando performance e tricks frutto di fervida immaginazione. Neanchè il tempo di finire il panino che il cielo si incupisce e rauco ci intima di togliere le tende.

La risalita da Vallupaia verso il crinale dello Javello è sopratutto una passeggiata digestiva inframezzata da brevi tratti pedalati. Quasi 400 metri di dislivello positivo e guadagnamo nuovamente il crinale. Sul Botox, un rollercoster divertente e poco impegnativo, gli ansiolitici di Ema esauriscono il loro effetto. La guida da tracotante si fa via via più incerta e sulla sommità di una ripida sponda un cerbero color mogano appare nel bel mezzo del sentiero pietrificandolo; questo è quanto almeno ci confiderà al termine della discesa. Visibilmente scosso e febbricitante cerchiamo di riportarlo alla lucidità a suon di ceffoni e fruttini.
L'equilibrio precario del nostro compagno  impone un rapido rientro. Con l'acutezza (e la calvizie) che mi contradistingue individuo un ripido taglio freeride nella selva (il Django, nds) che ci consente di scorciare il giro. L'ordine di discesa cambia: mando avanti Ale in modo da limitare l'andatura di tutto il gruppo mentre Rob e Luca scortano Ema giù per i sentieri. Sul Paline Rob rimedia uno scenografico cappottone a causa di una manovra assasina del duo di testa. Fortunatamente anche in questo caso la Specialized ne esce incolume, per la gioia di Luca (potenziale  acquirente senza scrupoli).

Una breve pausa alle fonti d'acqua è l'occasione per fare un giro di corsia tra gli acciaccati del gruppo controllando le loro condizioni. Non rilevando criticità procediamo sulla Vulva (CAI 12). Con l'ultima  discesa Ale si incattivisce sin dalle prime curve mettendo alla frusta la sua 29. Giusto il tempo di chiedersi se questo gioco al massacro non sia indice di  immaturità o scarso attaccamento alle cose belle della vita che schioffo in terra; l'umido della Vulva limita i danni e mi permette di sgusciare sul terreno come un pargolo a fine travaglio. Col costato alla Cristo flagellato mi rialzo consapevole che i dolori arriveranno solo a tarda sera; mentre mi do una riassettata mi accorgo che, presi dalla foga della competizione, siamo finiti fuori traccia.
Riabbocchiamo il CAI 12 e scendiamo con cautela: nonostante le pendenze modeste il fondo è viscido da morire e i traversi alla Gary McCoy non si contano; la vulva si snoda stretta e umida (come una vulva) lungo il torrente in un bel flow al naturale (con l'eccezione di un paio di salti e rampe). Non demordiamo e tiriamo dritto su tutto; i meno ardimentosi optano per un più salutare trekking. Poco prima delle 4 usciamo dal bosco vivi ma non proprio vegeti. Un ultimo trasferimento su carrareccia ci porta a Vagliano di sotto e quindi l'agognato asfalto fino a Montemurlo. Ha appena cominciato a piovere.


30.5km 1240m+





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