Via Francigena Lucca Buonconvento

Di Monty Burns


Il viaggio è senza dubbio la sublimazione di questo sport e comincia ben prima di partire, nel momento in cui si inizia a delineare nella tua testa. Ti rendi altresì conto che, per quanto pianifichi/organizzi/prevedi, finchè non comincerà non sarai mai sicuro di portarlo a termine (sopratutto se sei una mezzasega come noi).
L'itinerario è uno dei più sputtanati del panorama ciclistico (e ben presto capiremo il perchè): la Via Francigena da Lucca a Buonconvento, circa 173km da percorrere in una due giorni di fuoco causa anticiclone. Va da sè che, con un programma del genere, saremo i soliti noti: Mullah ed io, ovvero il mussulmano e l'anticristo per eccellenza in pellegrinaggio.

Sabato 2 Giugno - Ore 7.36 - Gianni e Pinotto davanti porta S.Anna (LU). Io in tenuta finto pro cinese con le gambe martoriate dal Silk Epil di mia moglie, il Mullah in tenuta sado fluo, traboccante di peli, ma sopratutto alla guida di un cancello che non sfigurerebbe sul set di "Ladri di Biciclette 2". Gli ultimi attriti nel gruppo si fanno sentire, non c'è molta voglia di parlare. Facciamo colazione in Piazza S.Michele e quindi direzione est verso la Piana di Capannori.

Il giro di oggi è sopratutto un test; è il nostro primo "lungo" e dobbiamo calibrare le forze per capire i tempi di percorrenza, che saranno determinanti il giorno successivo; avremo difatti la deadline delle 18.15 per prendere l'ultimo treno da Buonconvento. Sulla carta le due tappe più o meno si equivalgono. La piana lucchese scivola via veloce tra asfalto, piccoli abitati e zone industriali. Ci lasciamo alle spalle Capannori, Porcari e quindi una brevissima sosta ad Altopascio nel piccolo centro storico per le prime foto di rito .

Da Galleno in poi il percorso si fa più interessante e avventuroso: ci addentriamo nel bosco ombroso di Poggio Adorno e , attraversando il Mississipi , percorriamo antiche mulattiere in pietra inseguiti dai briganti. Dal bel Ponte Mediceo di Cappiano, sul fiume Usciana, proseguiamo lungo l'argine e quindi per campi coltivati fino alle porte di Fucecchio. Qui dobbiamo sorbirci un pò di portage lungo le scalinate che portano nel centro storico. Segue breve pausa defatigante nei pressi della Chiesa abbaziale di San Salvatore. Quota 40km.

Di lì a breve approcciamo le rampe che portano su a San Miniato e prima di mezzogiorno ci troviamo a bighellonare nell'elegante centro storico tra Piazza del Popolo e il Seminario Vescovile. E' presto per mangiare, quindi optiamo per un pranzo al sacco da consumarsi a tempo debito.Proseguiamo  su Via di Calenzano e dopo 5km abbandoniamo l'asfalto per immergerci nuovamente nel verde.
Il contesto bucolico e i 58km percorsi ci risvegliano gli appetiti e approfittando dell'ombra di un albero e una panchina improvvisata consumiamo un frugale pasto pellegrino (e il primo coito della giornata). La sosta è anche l'occasione per fare un bilancio: all'unanimità concordiamo che questa Francigena è uno spettacolo; vuoi per la bellezza dei borghi, vuoi per la varietà del paesaggio e dei sentieri (un'alternanza continua di asfalto, strade bianche, carrarecce e single track), vuoi per l'ombra omnipresente e per la cura maniacale con cui è segnalato l'itinerario, per non parlare della continua transumanza di pellegrini che incroci durante il tragitto (oh intendiamoci....il 90% della passera è bona per il brodo).

Ristorati nella pancia e nell'animo riprendiamo il cammino. Nei pressi della Pieve di Coiano ci riforniamo di acqua e oltraggiamo la sagoma di un pellegrino con foto degne di Mirabilandia. Da Coiano in poi la musica cambia perchè  inizia il tipico  paesaggio delle colline senesi fatto di vigne, casolari isolati e sopratutto ZERO ALBERI. Sono le tre e il sole di colpo ci schiaccia in terra come moscini sul parabrezza. Arrancando su strada bianca passiamo Podere Bertini, Cominignoli, Le Colline, Maremmana e Borgoforte in un infinito saliscendi a tratti veramente ostico.
Gli avambracci si rosolano al sole come bacon fumante e un sottile strato di polvere ci inibisce la sudorazione: la trasformazione in rettiliani è prossima. Nel frattempo la situazione degenera: la composta carovana di pellegrini, alienata dal sole e da un Dio evidentemente poco misericordioso, si divide in fazioni e alle fonti d'acqua assistiamo a pestaggi, saccheggi, intimidazioni e stupri. L'escalation di violenza e l'impennata di fanatismo a cui assistiamo ci porta ad allungare il passo e a rifugiarsi nella piazza centrale di Gambassi Terme. Iniziamo a vedere la fine ma nonostante San Gimignano ci appaia a portata di mano mancano ancora 18 (fottuti) km.

Quest'ultima parte del percorso è un film già visto: la gamba, senza preavviso perde potenza, e su ogni minima pendenza vedo il Mullah sparire tra le vigne; cerco invano di spezzare il ritmo inframezzando una serie di soste con le scuse più pietose: una foto, un bibita, il sassolino nella scarpa, uno strano rumore al cambio, un regalino per i miei figli e la diretta streaming da Montecitorio per il neonato governo. Sono talmente messo male che davanti alla Pieve di Santa Maria Assunta a Cellole mi inginocchio e prego.
Di fatto funziona. Il finale su asfalto è un trionfo alla Pantani e alle 17.02 conquistiamo dal lato nord San Gimignano. I pancali di topa che ci piovono addosso sul corso principale ci fanno dimenticare la fatica in un batter d'occhio. Di colpo impettiti, boriosi e circondati da un'aura mistica ci facciamo largo a passi lenti tra i mortali e nei pressi di Piazza delle Erbe ci concediamo il meritato aperitivo a base di birra, olive, patatine, pizza, baccalà, panigacci, ribollita e castagnaccio per pulissi la bocca.
Ebbri, scivoliamo verso la parte sud del paese come palle da biliardo e sulla Via Vecchia di Poggibonsi prendiamo possesso dell'umile stamberga che ho provveduto a prenotare mesi prima. Il resto della giornata è troppo privato ed intimo per essere messo al bando. Certo però il Mullah che saltella come una scimmia impazzita nella stanza,  in preda ad una reazione allergica alla crema da culo che gli ho prestato, è un'immagine troppo preziosa per essere custodita solo nella mia memoria.


Domenica 4 Giugno - Ore 6.30 - L'ansia da prestazione e la puntualità sono forse i miei caratteri più distintivi. Alle 5.45 sono sveglio. Mi giro, mi rigiro...niente da fare. Controllo la traccia del Day 2 su Viewranger. L'itinerario di oggi è speculare rispetto a quello del sabato: stavolta infatti ci dovremmo sparare il grosso del dislivello nei primi 50km e finire di rendita. Osservo il Mullah che se la dorme, esausto dalla notte di ultraviolenza nelle campagne di San Gimignano. Anche per questo dobbiamo levare le tende presto. 1 secondo dopo la sveglia delle 6.30 sono gia lavato, vestito e colazionato. Il Mullah invece, vincente sulla carta e sicuro delle sue possibilità, traccheggia e si dilunga a dismisura facendomi innervosire. Alle 7.32 siamo davanti al cancello del B&B La Casina. Il Day 2 ha inizio (D-DAY).
Fa un freddo boia e  siamo costretti a coprirci con l'abbigliamento marcescente del giorno prima come due barboni. Come se non bastasse siamo anchilosati stile Pinocchio, con le gambe ridotte a Simmenthal e non abbiamo ancora fatto una vera colazione. Insomma butta male. Per evitare 10 metri di risalita decidiamo di prenderci una licenza dalla francigena per pochi km. Nonostante l'ora, il sole è già incredibilmente alto e dopo un'ora in giro per boschi e prati dobbiamo alleggerirci.

Le poche facce che incontriamo, per giunta poco loquaci, sono quelle del Tuscany Trail, partite il sabato come noi....... ma da Massa!! Non ci demoralizziamo e continuiamo a pedalare. Per nostra fortuna lo scenario è ben diverso da quello collinare del giorno prima. Seguendo il Torrente Foci e il Botro del Conio entriamo in un bel bosco fitto e rigoglioso che ci regala ombra a gogo e sul finire un bel single track a tratti  roccioso. Le gommine slick da 1.5 e la forcella da 0 mm di escursione del Mullah mi concedono una rivincita a mani basse.
Continuiamo seguendo il Botro degli Strulli e a Gracciano d'Elsa, come un'oasi lussureggiante, ci appare davanti il BAR DI PAESE per definizione: titolare sveglio dalle 4 e fresco come una rosa con un gileino psichedelico anni '80 stile Eurythmics, una spianata di pasticceria fresca a perdita d'occhio ma sopratutto un viavai di nullafacenti buontemponi come si confà di domenica. Nell'imbarazzo generale il Mullah si fa fuori un cappuccino e 3 pezzi dolci! ma del resto l'atmosfera gioviale e il chiacchiericcio goliardico di questo approdo ci trattengono oltretempo.

L'armonia della mattina è turbata da una combriccola rumorosa di ragusani che, con E-bike da enduro (???), ci accompagnerà per strade bianche da Pieve ad Elsa fino a Strove. Quello che caratterizza maggiormente il panorama di questo tratto di itinerario è la presenza di numerosi fortilizi medievali  che testimoniano i continui attriti tra le province di Siena e Firenze.
 In un'alternanza di boschetti, vigne e borghi ci dirigiamo lesti verso Abbadia d'Isola da cui intravediamo in lontananza la cinta muraria di Monteriggioni, espressione massima di questa ideale linea Maginot. Riusciamo a penetrare le mura del Castello dal lato ovest dopo una rampa assurda. La piazza principale è gremita di turisti mordiefuggi che si aggirano svogliati tra i soliti banchi pieni di cazzate. Pare di stare in un'enorme padella a soffriggere; la cinta muraria non fa passare un alito di vento e il sole a picco è micidiale. Ci rifugiamo, come gatti malati, in un angolo all'ombra; mangiamo uno snack e osserviamo la gente. C'è un certo movimento di bikers, ci pare perfino di intravedere lo staff ufficiale di MTB-MAG; seguono 2 minuti di congetture eppoi, dopo esserci riforniti di acqua, fuoriusciamo dalla porta est.

Sono le 11 passate e siamo a quota 30km. Le gambe sono risucitate quasi per miracolo ma quello che ci preoccupa un pò è il caldo; a differenza di ieri l'aria è immobile e non c'è una nuvola manco a pagarla. Il paesaggio d'altro canto ce la mette tutta per farcela prendere bene: in un dolce saliscendi procediamo immersi nei campi di grano con la linea di orizzonte interrotta solo da sparuti boschetti e fortificazioni. Nella canicola generale anche la mota, che troviamo poco prima di entrare a Siena, ci appare come un regalo divino e lordandoci come maiali ci rinfreschiamo un pò. Sbucati su asfalto risaliamo lentamente verso il centro storico attraverso un crescendo di pettate.

Dopo 50km di eremitaggio, immersi nei tenui suoni e colori  della natura, l'impatto con Siena è devastante. Un brulicare di turisti indisciplinati e seminudi ingorga il corso principale. Con fatica ci facciamo largo tra la marmaglia per guadagnare Piazza del Campo. Il Mullah è sull'orlo di una crisi di nervi: è pallido e con la fronte madida di sudore, l'occhio iniettato di sangue, le mani serrano il manubrio quasi a volerlo scardinare; il disprezzo per l'occidente peccatore e pagano è palese! In piazza il riverbero acceccante del sole misto ai pakistani con i bastoni per i selfie fanno precipitare la situazione: temo voglia farsi esplodere un'altra volta. Lo agguanto sottobraccio e lo trascino via lungo la Strada del Porrione. Man mano che ci allontaniamo dalla calca inizia ad acquietarsi, la smette di gesticolare ed inveire. Siamo alla periferia est della Città, esausti ci fermiano sul bordo della strada. La prospettiva di pranzare (è il tocco passato) si affievolisce sempre più; è domenica di un ponte festivo e procederemo per strade secondarie........siamo fottuti.

Quello che sto per scrivere francamente non so se sia del tutto vero o forse la visione distorta di una mente provata. Sta di fatto che il paesaggio idilliaco che ci ha accompagnato finora sparisce di colpo e da Maggiano in poi ci si para davanti una landa desolata, incolta, e bruciata dal sole; procediamo guardinghi tra stazioni disabitate, fatiscenti capannoni di un economia che fu, e carcasse di animali. Loro ci osservano. Ne siamo consci. Loro ci bramano.Le fonti d'acqua divelte sono un esplicito avvertimento: se vuoi bere devi pagare.
Ad Isola d'Arbia ci azzuffiamo nella polvere per una crosta di pane e mentre mi rialzo da terra per sferrare un cazzotto in pieno viso al Mullah mi accorgo che ci troviamo sul ciglio della Provinciale! a gattoni attraversiamo la strada e guadagnamo un tavolino presso il BAR il Pellegrino. Ordiniamo TUTTO e TUTTO ci pare poco: 3 maxipanini maialosi, un'insalata superior , bottiglie d'acqua, Estathè e un Solero Limited Edition Acapulco (che si rileverà più dopante del cortisone). A buzza piena ci spariamo pure la partenza della Motogp in diretta. Dio c'è. Ci intratteniamo quindi qualche minuto con un curioso personaggio che ci segue da Monteriggioni: un krukko carico come un asino partito da Monaco il 18 maggio!! Dopo aver lasciato 34 euro di mancia affrontiamo l'ultimo pezzo del percorso.
Lo sproposito di calorie ingerite si traduce in energia esplosiva: in prima e seconda è davvero dura tenere l'anteriore a terra. Sfrecciamo veloci  come cavalli selvaggi tra i campi, costeggiando la ferrovia e seminando il panico tra i fedeli fino a Ponte D'Arbia. Qui la nostra folle corsa si interrompe per un'ultima breve sosta prima della MEGApettata di Podere Bellagatta. Il resto è una discesa imperiosa su Buonconvento; sono da poco passate le quattro del pomeriggio quando oltrepassiamo le porte del Borgo dopo 173km in sella alle nostre bici. Non ci resta quindi che bivaccare nei giardinetti, bevendo birra come extracomunitari irregolari, in attesa che il treno ci riporti a casa. Certo..... siamo brutti,  sporchi e puzziamo ma oggi ci sentiamo DEI.


AD MAIORA SEMPER

173km 2600+



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