Devastating Beauty


Approfittando di un autunno particolarmente mite ed un inverno che tarda ad arrivare, ci dirigiamo (io e il mio nuovo toyboy) verso Castelnuovo Garfagnana per un pò di sano exploring. Un giro vecchio stampo, qualcuno direbbe anche alla "cazzo di cane", con una traccia improvvisata in maniera un pò accademica da casa. L'incognito è da sempre la molla che mi porta a uscire sulle due ruote ed oggi ce ne sarà parecchio.

Loc.Antisciana
Castelnuovo ci accoglie tiepidamente......poche anime vagano per il paese semi addormentato e una lastra grigia e uniforme copre il cielo. Il tempo di spacchettare la bici e verso le 9,30 iniziamo il viaggio. Abbandoniamo il centro storico e lasciamo la Via Debbia in località Bucina per immergerci nel bosco. Il single track ci regala subito un piacevole trasferimento fino al Cimitero di Antisciana, da qui attraverso brevi tratti pedalati e un pò di spintage immersi nei castagneti raggiungiamo la piccola frazione di Sillicano. Una coperta di color giallo e arancio ci avvolge durante tutto il tragitto che da Sillicano termina sull'asfalto di Via di Careggine, attraverso il quale raggiungiamo l'omonina località. 

Careggine
Complice la pioviggine decidiamo di fare una breve pausa nel Bar principale del paese, nonchè Biblioteca Comunale, nonchè Circolo ricreativo, nonchè Ufficio Anagrafe ed infine Day Hospice. La versione femminile di Bud Spencer ci serve un buon caffè e dopo aver fatto scorta di cioccolata ci rimettiamo in marcia; occorre approfittare di questi scampoli di civiltà visto che buona parte dell'itinerario passerà nel nulla. 

Il Belvedere che si gode dal parcheggio all'uscita del Paese ha un chè di commovente: una linea di orizzonte frastagliata su cui spicca in lontananza il Monte Sumbra e sotto un manto giallo uniforme di bosco appassito......di colpo ti ritrovi senza un nome, una residenza, un codice fiscale....sei solo humus di questa terra, microbo che si affanna sulla sua vastità e che da questa ne è stregato come il fuoco per i primi uomini.......la pioviggine sul viso nasconde una certa emozione.....per contro il mio compagno è invece tristemente impegnato a pubblicare una Instagram stories selfando e chattando a nastro.
Belvedere di Careggine

Il Belvedere è solo l'aperitivo di quello che seguirà: la strada provinciale 50, ovvero una carrareccia dal fondo sassoso, scende dal paese di Careggine verso il Lago di Vagli che, con il suo verde giada, completa questo affresco autunnale. Ad interrompere bruscamente questo scenario naturale ci pensa l'imponente diga sull'estremità est del lago; la attraversiamo con qualche titubanza (oltrepassando un cancello lasciato aperto) e costeggiamo la sponda nord percorrendo su asfalto la strada provinciale.

Diga di Vagli
Una fine nebbiolina ricopre il fondo del lago prosciugato, Vagli di Sotto galleggia sulla sua superfice come una nave fantasma. Incastrati tra le sponde rocciose delle montagne risaliamo verso Vagli di Sopra; a destarci dal torpore della mattinata ci pensa, con la sua indicibile violenza/ignoranza, una battuta al cinghiale.....pardesse in Siria mariannagane.
Dopo una breve sosta sul piazzale antistante l'austera Chiesa di S.Lorenzo Diacono proseguiamo su asfalto verso Campocatino; sentieri alternativi per raggiungere il crinale non ce ne sono, o meglio.....ci sono ma sono disumani. 
Un sobbalzo al cuore, questo provi quando girando dietro l'ultima curva ti trovi improvvisamente difronte al giudizio severo dei Monti che come testimoni ti fissano con sguardo inquisitore dalle loro sommità. La parete di roccia cade a picco dietro il villagio in pietra di Campocatino..... il cielo plumbeo, le montagne e i primitivi caseggiati si fondono in un cartolina in bianco e nero nella quale ti senti un estraneo (sopratutto se ti abbigli alla cazzo). La fame da orco ha il sopravvento sulle elucubrazioni, in men che non si dica siamo già a tavola forchettati e imbavagliati davanti a un piatto di paddardelle, la conversazione scema e incantanti dalla giovani muse che danzano con le vivande attorno al tavolo ci lasciamo soggiogare come Ulisse in una dolce e mortale abbuffata. Nonostante la giornata, il periodo e il posto non siamo gli unici avventori: locali ed escursionisti ci fanno compagnia. La crostata è la mazzata finale e il caffè nulla può.
Campocatino
Ripartiamo goffi e felici come due gestanti nel freddo della giornata. Fortunamente ci attende un bel pò di discesa verso Gretamassa, una piccola frazione dimenticata da Dio (e pure dal Diavolo) ma che alle nostre spalle ci regala uno scenario senza tempo con la luce del sole che dalle cime dei monti si riflette come neon sulle nuvole basse. Con la noncuranza e approssimazione che ci contraddistingue sfiliamo veloci verso Gramolazzo dimenticandoci del bel borgo medievale di Gorfigliano con la sua Chiesa Vecchia che dall'alto inveisce contro di noi.

Gramolazzo
Attraversiamo il torrente e dalle sponde del Camping Lago Apuane ci godiamo una magnifica vista del Lago di Gramolazzo che poco ha da invidiare a quelli del Trentino. Il freddo e l'aria tersa ci regalano colori tenui ma al contempo incredibilmente nitidi. La bellezza non lenisce comunque lo sconforto di verderlo quasi dimezzato nella portata nel giro di pochi anni; la mia mente, suggestionabile come quella di un bambino, mi proietta avanti nei decenni in scenari tra il punk alla"Mad Max" e l'apocalittico di "The Road". Il Fami continua selfare e sterminare pokemon ovunque incurante dei presagi.

Casciana
Gli sforzi di ridurre l'asfalto al minimo sono vani, i sentieri segnalati sulle carte sono difficilmente individuabili e men che meno pedalabili. Dal camping attacchiamo la salita e in località Verrucolette imbocchiamo via della Scorticata che, a dispetto del nome, si rivela una splendida e tranquilla carrareccia immersa nel fitto bosco di castagni. Dopo circa 6km di idillio riguadagnamo la civiltà (se così si può dire....) in località Casciana. Sono passate più di 8 ore dall'inizio del viaggio e la luce inizia a farsi debole. Scatta la notturna! agghindiamo le bici come alberi di Natale ma in realtà non c'è scozzo......a fine operazione la Specialized del Fami sembra più una Alfa Romeo 33 taroccata come solo un filippino può osare.

Castelnuovo Garfagnana (Fami & Monty)
Con i nostri 40.000 lumen ci fiondiamo nel bosco accecando animali e interrompendo coiti fino al Rio Cavo. Sulla risalita verso Casatico i 15 anni che mi separano dal mio giovane compagno si fanno sentire......il Fami spinge come un treno e io arranco vedendo quel carnevale di luci diventare fioco nel buio del bosco. Complici le nubi che oscurano il Piccolo Carro seguono, da Vitoio in poi, una serie di cappellate nel tentativo di seguire la traccia originale in mezzo ai campi e alle lecciaie. Il CAI 149 dopo Roccalberti si rivela una chimera e  il guado del torrente Edron irreperibile. Nonostante tutto ci divertiamo da matti.....la notturna è la ciliegina sulla torta e aggiunge quel brivido che col freddo della notte a poco a che fare.....somiglia più quando mezzo briao le allarghi le cosce e ti ritrovi con du' palle in mano.
Il top del terrore lo raggiungiamo sul Ponte della Villetta, con la ferrovia che ti svernicia l'orecchio sinistro e a destra avverti nel buio il vuoto più totale.....poi il muretto diventa ringhiera e inizi a farcire il fondello. L'ultima parte dell'itinerario è meno travagliata: fiancheggiamo in costa il Serchio alternando carrareccia e asfalto fino al Lago di Pontecosi che per la sua bellezza meriterebbe anche una visita diurna. Dalla Chiesetta della Madonna Addolorata, che si affaccia sulla riva del Lago, proseguiamo sulla provinciale percorrendo tutto il devasto della zona industriale. Un ultimo tratto offroad ci permette di arrivare quatti quatti dietro i caseggiati di via XX Settembre e di qui oltrepassando il ponte raggiungiamo finalmente il centro storico di Castelnuovo Garfagnana dopo 11 ore in sella alle nostre bici. Selfie in controluce e tutti a casa.

Nonostante mi ritenga a buon diritto uno degli ultimi grandi narratori del '900, alla pari di mostri sacri come Cormac McCarthy, non ci sono parole (men che meno stampate) che possano descrivere la  quiete d'animo che si prova immergendosi in questi paesaggi, immortalati dalla pallida luce di un tempo che non scorre.

67km 2050m+



NOTE - La traccia gpx allegata è l'originale con tutte le cappelle varie. L'itinerario va più che bene. Nonostante ciò aggiungo qualche consiglio/variante. Da Campocatino potreste proseguire verso il villaggio e imboccare il CAI 177 tenendo la destra e percorrendo la variante che scende e che si ricollega alla strada asfaltata che arriva a Gretamassa. In località Poggio, al bivio posto dopo 54.1km, potreste andare a dx (ovvero verso ovest) e dopo aver guadato il torrente Edron ricollegarvi all'itinerario ....noi abbiamo abboccato questa variante ma siamo tornati indietro (sbagliando). Bona.

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