Requiem


Un requiem durato un giorno intero, per il nostro Monte devastato dalla miseria umana. Manco da mesi su questi monti e manco in generale. 
Risalgo via della Verruca in solitaria in una fresca mattina di inverno e neanche arrivo alle Mandrie di sotto che già si assapora l'entità del danno. La vallata che si apre sulle Mandrie di sopra è un enorme scodella annerita dalla fuliggine, alberi morti spuntano nella foschia. Rattristato mi defilo verso Col di Cincia e percorro tutta la tagliata fino alla Provinciale di Buti. Proseguo verso Pianbello accompagnato da vecchie glorie di mtb-forum, tempi in cui il thread "Uscite sui Monti Pisani" macinava discorsi e propositi a rondemà......... poi sono arrivati i social, i poser, i biomeccanici, le 27.5, le 29, le plus, i boost, le e-bike in un crescendo di tecnicismo e vanità che ha difatto sostituito il fine con il mezzo. Certo con questa elasticità di vedute c'è poco da stupirsi se poi uno si ritrova a pedalare da solo.

A destarmi dai pensieri ci pensa il taglio netto e selvaggio nella gola del fiume Ruota e, passato il Metato del Marco, il selciato sconnesso della carrareccia che scende giù in paese......la front (29) non può nulla. Con le braccia indolenzite percorro il centro abitato di Ruota e con la coda dell'occhio inizio a cercare invano botteghe aperte per recuperare un pranzo al sacco. Siamo in pieno periodo festivo e non vorrei trovarmi a mangiare bacche velenose risalendo da Vorno in preda ai crampi dello stomaco.
Scavallo il Monte Trabardatica e scendo in costa lungo il Baldi percorrendo una carrareccia panoramica che sbuca alle porte di S.Andrea di Compito. L'alimentari sulla provinciale raggiunge dei livelli di tristezza paragonabili solo a Voglia di Tenerezza: gli affettati ti guardano boccheggiando dietro al vetro, anziani ordinano un tozzo di pane e mezz'etto di stracchino, lo scemo del paese parcheggiato in un angolo, angolo del make-up, pantofole ma di focaccia neanche l'ombra. Un groppo alla gola mi assale; adducendo intolleranze esco fuori di corsa dal locale, mi piego sulle gambe e respiro aria fresca............per un attimo l'ho visto! cazzo era lui.....sono sicuro......il futuro.
Terrorizzato risalgo velocemente verso il centro abitato. Avrei voluto evitarlo ma piuttosto che restare a digiuno tanto vale tentare la sorte col PANINO del Bar dei Tigli sperando che qualche avventore sia pratico di manovre di disostruzione/rianimazione.
Ad attendermi come bravi sulla porte del locale 4 albanesi a bivaccare.Tavolini deserti, luci spente.  "Questo pranzo non sa da fare"! Sono le 12.15.......sarà presto? dubito; di solito gli anziani premono come zombie sulle vetrine del Bar già dalle prime ore del mattino. Tento l'impossibile scendendo gli scalini a fianco del Bar nella vana speranza di rimediare due tordelli al tavolo del Ristorante. Macchè......il deserto dei tartari.

Si impone un cambio di programma, non posso risalire sui monti senza niente da mangiare (a parte le due barrette Coop ai chiodi di garofano). Dopo essermi rifornito d'acqua alle fonti di S.Andrea spulcio la cartina e scopro un paese di cui ignoravo l'esistenza: destinazione Massa Macinaia! Percorro nell'anonimato quei pochi km di asfalto che mi separano dalla piccola frazione incrociando migranti e adolescenti sulle streetboards. Disappunto.....totale....su tutta la linea. 

Poco prima che il mio pessimismo cosmico raggiunga l'acme eccola là! LA MACELLERIA SALUMERIA CELLI FRANCO & FIGLI DAL 1948, interamente rivestita al suo interno da maiale in tutte le sue declinazioni. Mi inginocchio e ringrazio Dio per aver creato questo gioviale animale da compagnia. Come al solito l'effetto refrattivo della vetrina e il sensorio obnubilato dal pepe mi giocano un brutto scherzo....quelli che all'apparenza dovevano essere due panini si manifestano come due compagni di escursione con cotanta bestia e pecorino dentro che ho il sospetto possano iniziare a parlare. Infilarli nello zaino è una pia illusione. Decido quindi di attaccarne subito uno per ridurre la zavorra, il tutto accompagnato dall'immancabile e temibile Cocacolino. Ritorno indietro sulla mia strada e da San Giusto di Compito ricomincio a salire sui monti. Passo di fianco alla fine del "Ghiaccio" e i ricordi del passato tornano alla mente: Mau con la Camber truccata, il ginocchio sbucciato, Anto incastrato negli alberi, il periodo blu di Flavio......manico poco ma divertimento tanto. 

Il CAI 136 Gallonzora rinfresca ulteriormente la memoria. L'ultima volta lo percorsi circa 10 anni fa spingendo la Rockrider 5.1 come falciatrice nella vegetazione alta! ed ora è talmente pulito che è irriconoscibile, dal nero della terra bruciata (chissà se son sempre gli esiti dell'incendio del 2015) sbucano giovani felci giallo fluo, sulla destra tutta Lucca ce lo puppa come sempre. Mi ritrovo quindi all'imbocco delle Parole d'oro, sul muretto mastico quel che resta del primo panino e saluto una colonia inglese  in escursione. 

Mi trattengo qualche minuto in più perchè so che quello che mi aspetta è una grossa rottura di coglioni. La salita di Vorno per quanto piacevole è tutta uguale sia di fondo, che di pendenza e come sempre a quest'ora (sono le 15 passate) non ci incroci mai nessuno per fare due chiacchere. Quantomeno a sto giro non vengo pelato dagli enduristi (a motore). Salgo su bene, complice la temperatura mite, l'assenza di vento e la propulsione post-prandiale a metano. Con le palle piene decido di deviare a destra verso il Ghiaccetto seguendo le indicazioni del cartello "Complesso dei Monti Pisani" su cui è appeso un bel reggiseno..........vaghe pulsazioni al basso ventre.
Il trasferimento da Case Ghiaccetto a Campo Croce ha sempre il suo fascino:il grigio degli alberi spogli, il manto ruggine del fogliame a terra, il verde della borraccina che ricopre le rocce, l'arancio intenso dei gilet dei soliti rintronati con la doppietta in mano. A Campo Croce finisce il bel tempo, un cielo uniformemente grigio mi accompagna sulla Bisantola assieme ad un altro biker neofita malcapitato. Lo rintrono per tutto il tempo con consigli e anedotti di questi monti, tutta una manfrina per estorcere un like su montepisano.eu, dopodichè lo abbandono alla sua sorte allungando il passo......mica sono la Misericordia.

Dai Cristalli un lungo trasferimento spettrale nella nebbia, al grigio del cielo si aggiunge il grigio del Monte bruciato. Il Belvedere dalla cima del Lombardona sgomenta, sulla destra una superfice lunare inverosimile, sul fondo il rosso infuocato del sole al tramonto e sulla sx quel cesso di installazione commerativa per il monte che è uno scempio sullo scempio......come se non bastasse hanno pure rimosso la targa "Quelli che il Lombardone lo fanno sui pedali" che aveva poco da invidiare ai versi di Dante. 

Alla fine della ripida discesa un filare di alberi in piedi, neri e morti, Prato Ceccottino come Nagasaki.......uno spiazzo e un cartello a ricordarne l'esistenza, del rifugio rimangono briciole annerite, per il resto arbusti secchi come zampe di ragno. L'accesso alla Verruca è interdetto e con esso il programma di percorrere la Tagliata di Noce attraversando il cuore dell'incendio.....tanto mi basta, non ho bisogno di vedere altro.

Scendo su Via della Verruca e passate le Mandrie di Sopra giro a destra sulla tagliafuoco. A causa dell'incipiente cataratta sono costretto a montare le luci sebbene sia quasi a fine giro. La carrareccia (come le altre del post incendio) è tirata a lucido, dei sassi smossi di cui avevo un brutto ricordo neanche l'ombra e il single track CAI 148 avventuroso che si staccava sul fianco dx ora è un'autostrada con Autogrill. Procedo lesto verso Campo dei Lupi passando dall'ultima parte dello 00 Verruca, anch'esso lambito dall'incendio nella parte alta. Quindi, nel buio più totale, verso la località il Tinto costeggiando e guadando il Rio Grande (in realtà poco più di un rivolo di piscio) prima del Molino di Papo. Un finale scenografico alla Rocca del Brunelleschi di Vicopisano prima di ripiegare verso il Parco della Serrezza dove spero di ritrovare la macchina......una bella giornata e una brutta sensazione addosso.........In the mouth the desert (The Pavement).

61.8km 2087m+



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